Il Colchico, arsenico vegetale

In questi giorni i margini dei boschi di Ampezzo si stanno arricchendo della fioritura del Colchico d’autunno. Le proprietà di questo fiore erano note già nei tempi antichi. Ad esempio, nella medicina greca veniva utilizzato per curare l’artrite. Da questa specie si estrae, ancora oggi, la colchicina, una delle sostanze più velenose che esistano in quanto impedisce la divisione delle cellule (mitosi). Proprio per la sua azione antimitiotica si applica nella cura dei tumori. La colchicina, viene anche chiamata “arsenico vegetale”. Se ingerita, causa bruciore alla bocca, nausee, coliche, delirio e può portare alla morte. A volte la sola manipolazione del fiore può causare danni alla pelle. Persino il bestiame tenderebbe ad evitare questo fiore.

Due antiche leggende narrano del Colchico d’autunno.

La prima fa riferimento a Medea, figura della mitologia greca. Questa viveva nella Colchide (pressappoco l’attuale Georgia occidentale) e si narra fosse una potente maga. Un giorno, nel fabbricare una pozione velenosa ne lasciò cadere una goccia e da questa nacque il colchico.

La seconda leggenda (meno nota) farebbe risalire la nascita del fiore ai frammenti di una preziosa gemma contesa da due popoli antichi delle montagne. La principessa di uno di questi, fece cadere in una valle la gemma, che frantumandosi si trasformò in piccoli fiori violacei.
 
 

Il Colchico, arsenico vegetale

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